La destinazione ad abitazione familiare della casa detenuta in comodato precario

Durante i procedimenti di separazione o divorzio una delle questioni più dibattute e fonte di conflitto riguarda l’assegnazione della casa familiare, il bene spesso più rilevante tra quelli posseduti dai coniugi; quando poi detta assegnazione coinvolge, loro malgrado, soggetti terzi (nella specie i comodanti) ecco che la tutela del diritto di proprietà e del diritto dei figli a conservare il loro ambiente familiare si contrappongono ancor più radicalmente tra loro, dando vita a forti contrasti sui quali la Cassazione è intervenuta più volte, anche a sezioni unite.

Per capire quale sia oggi lo “stato dell’arte” ed identificare bene i diritti della prole e quelli dei proprietari rispetto a beni immobili in comodato, è necessario analizzare i principi fondanti dell’istituto, la loro pratica applicazione e le conseguenti pronunce giurisprudenziali in materia.

Secondo l’art. 1803 c.c. il comodato è un contratto reale, essenzialmente gratuito che trae la sua ratio da rapporti di condiscendenza e fiducia. Il c.d. comodato precario (comodato senza limiti di tempo) è un contratto per cui il comodante può richiedere la restituzione del bene in qualsiasi momento come sancito dall’art. 1810 c.c., senza alcuna formalità. A contrario, il comodato di cui all’art.1803 c.c. prevede una durata definita. Infatti, l’art. 1809, che disciplina la restituzione della cosa mobile o immobile a suo tempo consegnata, afferma che il bene debba essere restituito alla scadenza del termine convenuto o quando venga meno l’uso per cui era stato consegnato dal comodante al comodatario.

Il c.d. comodato precario, seguendo le regole generali della disciplina dei contratti, è a forma libera e può essere stipulato anche oralmente. La legge prevede che sia possibile configurare un contratto di comodato precario di un’abitazione permettendo al comodatario di abitarvi anche tutta la vita senza che ciò comporti l’esistenza di un contratto costitutivo di un diritto di abitazione (ad esempio una locazione) che necessiterebbe di formula scritta ad substantiam.

Nell’ambito del diritto di famiglia la disciplina della restituzione dell’immobile dato in uso a coniugi con prole che successivamente si separano non è pacifica.

La Cassazione S.U. con sentenza n. 13603 del 2004 ha cristallizzato il principio secondo il quale, nel caso in cui due coniugi si separino, la casa concessa in comodato precario dai nonni alla coppia rimane al genitore collocatario dei figli minorenni o maggiorenni non ancora autosufficienti senza loro colpa. Questa decisione fa leva sul principio di protezione della casa familiare considerata luogo degli affetti ove viene creata la comunità familiare.

Il comodatario presso il quale sono collocati i figli non riceve il bene a titolo personale ma in quanto titolare della stabilità e nell’interesse della prole, sacrificando così il diritto del comodante di vedere restituito l’immobile se non in caso di un urgente e imprevedibile bisogno dello stesso.

Ciò avviene per l’interpretazione data al primo comma dell’art. 1809 c.c. il quale prevede che la cosa debba essere restituita a scadenza del termine convenuto o nel momento in cui il comodatario non se ne sia più servito in conformità del contratto. Applicando questa norma, nel momento in cui il genitore collocatario resta ad abitare nella casa con la prole non viene meno la funzione di casa familiare della stessa e, di conseguenza, il comodatario non è obbligato alla restituzione del cespite.

Le S.U., al fine di tutelare il diritto di proprietà dei nonni, considerato comunque meno importante della tutela della prole, non escludono tuttavia l’applicabilità dell’ultimo comma dell’art. 1809 c.c., che prevede che nel caso di urgente e impreveduto bisogno del comodante questi può esigere la restituzione immediata della cosa.

Recentemente la Corte di Cassazione, sez. III, con sentenza n. 15986 del 7 luglio 2010, ha rimesso in discussione la disciplina del comodato precario nel caso di separazione dei coniugi con prole, affermando che il comodante ha la facoltà di manifestare ad nutum, ovvero senza alcuna formalità, la volontà di vedersi restituita la cosa così come prevede l’ultimo comma dell’art. 1810 c.c. applicando questo articolo ad litteram. Con tale interpretazione verrebbe data maggior tutela al diritto di proprietà del comodante nonché alla tutela del risparmio e della sua funzione previdenziale, costituzionalmente garantite, mettendo però in secondo piano il diritto del minore alla stabilità e alla continuità.

Con successiva decisione del 11 agosto 2010 n. 18619, però, la Corte fa un passo indietro rispetto a quanto deciso solo un mese prima, ritornando sui principi espressi dalle SS UU.

Contrasti d’altronde erano già emersi con la sentenza 3179/2007 Cass. civ. che decideva in casi analoghi per la restituzione dell’immobile al comodante, immobile dato in comodato da una società di capitali al proprio amministratore unico e che egli in seguito aveva adibito a casa familiare.

Da quanto esposto emerge come la Corte di Cassazione non sia ancora riuscita a dare un interpretazione definitiva alle norme in materia di comodato allorquando due coniugi con prole si separino, con conseguente assegnazione a danno del comodante.

La questione non è comunque semplice stante il contrasto tra due diritti costituzionalmente garantiti: il diritto di proprietà e il principio di protezione della famiglia.

La decisione della Corte di Cassazione sez. III n. 15986 del 7 luglio 2010 ha comunque rimesso in discussione la ratio come espressa dalle Sezioni Unite del 2004; un timido tentativo di ridimensionarne il contenuto tentando di tutelare in maniera più efficace il diritto del comodante di vedersi restituito il cespite.

Detta sentenza è ad oggi un caso isolato ma ben rappresenta lo stato in cui attualmente ci troviamo, una situazione in cui anche la magistratura di legittimità tende a non ritenere più granitica la tutela di una sola parte, propendendo per un maggior bilanciamento degli interessi contrapposti.

Avv. Stefano Cera

Questa voce è stata pubblicata in Angolo dell'Avvocato. Contrassegna il permalink.

29 risposte a La destinazione ad abitazione familiare della casa detenuta in comodato precario

  1. antonino silvestro scrive:

    bisogna continuare su questa strada , moltissime separazioni e divorzi basano le fondamenta su fatto che le donne sanno già a priori di usurpare con veri atti di ” sciacallaggio ” gli immobili di proprietà dell’ex compagno , tutelati da una legge ingiusta che tiene in considerazione una sola parte , azzerando di fatto il diritto alla proprietà.
    noi papà separati ci ritroviamo in mezzo alla strada senza nessuna tutela , è ora che i tempi cambiano!!!!!!

  2. paolo scrive:

    sono pienamente daccordo……. condivido e aggiungo che la legge italiana per tutelare chi davvero è vittima di soprusi e sottrazioni di mezzi penalizza tutti coloro che da statali sopravvivono con il piccolo stipendio percepito ….. perchè nessun giudice intima ad una donna anche con figli di trovarsi un lavoro invece di farsi mantenere?… tutte le donne mamme lavoratrici sono fesse?

    • cristina scrive:

      Ma chi lo dice che non è così??? quando mi sono separata non avevo un lavoro, non ho avuto un euro per me, mi sono trovata un lavoro e mantengo i miei figli, forse io sono l’unica fessa che non ha fatto storie e che si è rimboccata le maniche???? non credo proprio!!!!

      • maria scrive:

        no! non sei da sola.

      • leonardo scrive:

        perdonami Cristina penso che tu sei una persona per bene non una fessa e non sei l’unica. bisogna capire pero’ il dramma di molti maschietti e avere ragguagli anche sullo stato patrimoniale dei due coniugi. In generale basta saper leggere per capire che nel 98% dei casi in italia le case e figli (quando ci sono) vanno alle mogli-mamme, idem gli assegni. Possibile che il 98% dei maschi siano tutti iper benestanti e le donne tutte nulla tenenti ? Certo conosco donne per bene che rifiutano di utilizzare la legge per “spennare vivi” gli ex…ma il problema è che l’attuale codice consente questo tipo di spennamento. Nel mio caso, infatti, posseggo un unica casa di proprietà, che ovviamente è stata assegnata a mia moglie, sbattuto fuori in circa un mese e mezzo. ho una discreta retribuzione non molto diversa da quella di mia moglie, tuttavia grazie all’assegno che è stato stabilito a conti fatti mia moglie gode oggi di entrate triple alle mie, che per giunta vivo in affitto. Grazie a Dio pero’, nonostante la dolce mammina mi volesse far vedere mia figlia per 6 ore al mese il tribunale ha deciso che vivesse con me per 14 giorni al mese.
        Un saluto Leo 44 anni padre di una bimba meravigliosa di 5

  3. PAOLO scrive:

    Salve a tutti, io mi accodo con una separazione fresca di un mese, purtroppo la mia situazione è drammatica, ho un mutuo di oltre la metà del mio stipendio e la casa coniugale sfilata dal Trib. di Bologna con sentenza urgente,data a mia moglie con figlio (condiviso). Ora, tenuto conto di dovermi sistemare altrove con affitti alle stelle, mutuo che dovrei continuare a pagare,alimenti da dare ecc…vado sotto di oltre 200 euro. Inoltre la mia cara “ex” ha venduto un immobile con un ricavo di oltre 240 mila euro, possibile che la legge èsempre dalla parte delle donne? Possibile che i padri fanno sempre la figura dei “carogna” o comunque delle persone inaffidabili? …Questo accanimento appare piu’ una punizione verso il genere maschile considerato che alla base di tutte le commissioni esaminatrici anche in appello… c’era sempre lo stesso giudice..

  4. marco scrive:

    sono marco (50anni) la mia ex compagna (34 anni) ha rotto la convivenza dopo 12 anni. Abbiamo avuto due figli che ora hanno 5 e 10 anni. A marzo del 2011 abbiamo avuto l’omologa dal tribunale dei minorenni per la gestione condivisa dei figli + stabilito assegno di mantenimento ed altro. Lei è uscita di casa (gennaio 2011) per andare in affitto, ha cambiato residenza e i figli hanno la residenza presso la madre. Io sono rimasto nella casa di convivenza mia al 80% sua al 20%, pagata cash. Domanda, se la mia ex dovesse perdere il lavoro e non potesse più pagare l’affitto quindi viene sfrattata cosa succede: il giudice gli assegna la mia casa, può tornare da sua madre con i figli oppure posso chiedere di avere i figli come affidatario principale?
    saluti

  5. vinicio scrive:

    ho comprato casa e dopo 6 mesi lei mi ha chiesto la separazione cn la solita frase (nn sento niente piu’ per te)… mi ritrovo cn 2 figli e sbattuto fuori di casa dal giudice cn uno stipendio minimo … mutuo e mantenimento e il giudice si e fatto pure una risata!!! ditemi voi ma cambierà mai niente????? saremo sempre noi a pagare le conseguenze dei loro capricci??

  6. gatto giuseppe scrive:

    io nn ho capito xche il padre e sempre sbattuto fuori casa … calunniato ,offeso e nn solo anche cor…………. e con tanta superbia gli fanno il lavaggio del cervello contro i padri.. nn faccio di tutta l’erba un fascio ma il 90 x cento e cosi.abbiamo la casa di proprieta in comune quando ho diritto di entrare in casa mia ? se lei nn intende venderla e figli hanno18 annni posso richiedere la mia parte ? ho comprato casa x mia scelta affinche nex mi buttasse fuori. la mia nemica era dentro casa mia.. tutt’ora dopo questa esperiezanegativa credo nel matrimonio

    • maria scrive:

      e si nn bisogna fare di ogni erba in fascio.
      ci sono uomini che recitano la parte degli umiliati ed offesi, hanno fatto di tutto per distruggere il matrimonio,nn provvedono in alcun modo al mantenimento dei figli e dicono che……sono sempre le mamme a fare il lavaggio del cervello ai figli.
      i figli sono quelli che soffrono in primis a causa delle separazioni dei genitori, nessun figlio parteggerebbe mai per uno o l’altro genitore, quando questo accade un motivo c’è.

      • leonardo scrive:

        spesso la fine di un matrimonio è un atto di civiltà sopratutto per i figli sono padre separato ma an che figlio di separati. quando i miei genitori si sono separati..dopo anni di liti furibonde…i e i miei fratelli abbiamo stappato una bottiglia a testa di chamagne. Quindi quando un matrimonio viene “distrutto” che sia x colpa dell’uno o dell’altro per me non cambia il risultato, ci si lascia e basta senza vendette e ritorsioni persecuzioni etc…. soprattutto quando ci sono figli di mezzo. I padri che non pagano gli alimenti ai figli sono facilmente sanzionabili, a meno che nn siano nullatenenti o delinquenti-impunibili….

  7. joseph scrive:

    Neanche Io ho capito xche il padre è quello che deve subire (e solo Lui ).
    Penso che per entrare in parte nell’investimento della casa, non hai scelta ma devi vendere
    la tua parte nella proprieta’ ( è una proprieta’ a meta’). Io invece da molto tempo che ho perso il ” credo nel matrimonio”. Anzi, mi hanno fatto perdere questa fiducia.
    N.B. :Le statistiche confermano questa tendenza di perdere la fiducia in questa istituzione.
    In effetti sono in calo.

  8. joseph scrive:

    Cara Maria,
    Non sono i padri che “fanno di tutto per distruggere la famiglia”. Sono le madri che fanno ed accettano che si instaura uno status di INGIUSTIZIA verso i padri (nell 97% dei casi )è questo che conduce alla distruzione della famiglia.Altrimenti ,mi spieghi perche’ i maschi odierni SCAPANO dal matrimonio ? Se VERAMENTE si vuole un futuro in questa strutura ci vuole GIUSTIZIA. Joseph.

    • maria scrive:

      gli uomini scappano dal matrimonio perchè molto spesso sono degli immaturi,
      nn sanno prendersi le responsabilità, preferiscono fare gli eterni peter pan.
      MAI GENERALIZZARE.
      la giustizia?
      se intendi la legge, in italia nn esiste giustizia.
      ci vorrebbe una buona dose di civiltà e buonsenso, ma gli esseri umani molte volte non ne hanno abbastanza.

      • stefano scrive:

        Generalizzare non mi è mai piaciuto e quindi sentir dire da Maria che gli uomini sono degli immaturi e qualcosa che non mi piace pensando a me. Io ho notato che molte donne giustamente cercano di andare avanti rispetto alla proprian istruzione ed al proprio lavoro. Poi magari giungendo all’età di 40 iniziano a sentire la voglia di essere madri. Magari sino ad allora hanno vissuto in casa con i genitori e magari come figlie uniche. Il risultato è che qualcuna di queste donne inizia a correre per avere un figlio. Il problema è che non c’è stata una vera maturazione rispetto alla vita (vivere sino ai 40 con i genitori) e quindi poi emerge una forte ansia rispetto a tutto. Una vera fobia che non fa vivere più nulla, compreso il figlio, con normalità. Con la nascita del figlio si crea una “coppia” ovvero madre e figlio. Il resto non conta. Per finire dico che ci sono uomini non maturi ma sempre più donne estremamente fobiche.

      • fabrizio scrive:

        Non credo che il matrimonio o la convivenza sia possibile con la donna italiana.
        Le donne soffrono moltissimo l’attacco del marketing nei loro confronti il quale fà di loro, il bersaglio preferito.
        Intendo dire che, assieme ai bambini, esse sono le persone più vulnerabili nei confronti della società del consumo. Le donne accettano di buon grado la presentazione dei nuovi stili di vita proposti dalla pubblicità. Il consumismo rende tutto possibile. Anche sbarazzarsi del proprio compagno in cambio di una Louis Vuitton, oppure rottamarlo per una vita più “emancipata”, oppure distruggere l’istituzione familiare e rovinare i figli per egoismo o solamente ozio. L’appetitosa posta in gioco: assegni familiari, casa gratis, parrucchiere e estetista a go go, notti folli in disco, e qualche borsetta in più nell’armadio, rende questo possibile.
        Mi piacerebbe che le donne potessero meritare di essere chiamate tali. Per me non sono altro che zombi predatori che, avendo consegnato il cervello ad altri, brancolano nel buio della loro ignoranza all’insegna del più abbietto individualismo.
        Una volta, una mia collega zombi confessò una di quelle verità che di norma sono nascoste a noi maschietti: “le donne hanno due ambizioni nella vita. La cariera e i figli. Gli uomini, compagni o mariti che siano, non rientrano in questo progetto”.

  9. Max scrive:

    Anche io a sei mesi dall’acquisto della casa, accollo di mutuo trentennale spese di mobili e restrutturazione, mi sono ritrovato con la moglie che mi chiede la separazione con mille critiche nei miei confronti. Ho un lavoro precario, alternando mesi di lavoro a 1200 euro e altri mesi no, in un’altra regione rispetto a quella della mia famiglia, e adesso per la consensuale l’avvocato mi propone di pagare tra mutuo e mantenimento figli 700 euro e dovrei vivere con 500 euro tra affitto e spese varie ( l’avvocato sembrava più sconfortato di me). Mentre mia moglie ha lavoro fisso con stipendio molto più alto del mio. Poveri i miei figli affezionatissimi a me…non sapete come mi coccolano appoggiandomi la loro testolina a me e accarezzandomi…sono loro la mia forza!!! Non si può fare di tutto per acquistare una casa e poi dire che la coppia era in crisi da tempo! Sto imparando a non fidarmi più di nessuno…chi pensavo mi amasse…era una serpe in casa. Adesso pagherò il mutuo per una casa che …non mi godrò mai…con tutti gli oggetti che io stesso ho acquistato per il confort di tutta la famiglia…adesso se li gode solo lei!!! E’ pazzesco tutto ciò

    • letizia scrive:

      Max quello che dici è vero anch’io che sono una donna mi vergogno delle donne che agiscono in questo modo. Se ti può consolare a mio fratello è stato tolto tutto l’affetto di una figlia di appena 18 mesi, una casa che aveva acquistato con tanti sacrifici con un mutuo di 20 anni. Da una donna senza cuore esenza scrupoli, che scrupolosamente e con tanta audacia avava architettato tutto sposando un uomo che non amava e mettendo al mondo una figlia che non voleva, per poi buttarlo fuori dalla propria casa, appropriandosene dopo averla disprezzata, era tutta una finzione, lei prima viveva in una fogna adesso ha la villetta con il telecomando per il cancello automatico e una figlia da mettere contro un padre buono che non ha fatto solo altro che amare mentre lei architettava un inganno fatto solo di bugie e di commedie teatrali con testimoni falsi. Ma sopratutto vive in quella casa non sua con i suoi parenti e la bambina che chiama papà lo zio cioè il fratello di lei.(Un depresso cronico).In tutto questo la giustizia dove sta! A favore di quella mamma che mentre partoriva invocava ai disturbi avuti durante la gravidanza e alle sofferenze di un parto travagliato anzicchè preoccuparsi della figlia che stava mettendo al mondo. Ma siccome è una mamma è una donna deve essere tutelata, anche se, mente, si appropria delle cose altrui, ma soprattutto proviene da una famiglia di schizzofrenici,uno dei fratelli si è suicidato. Dobbiamo aspettareche succeda qualcosa alla bambina per dimostrare che quello che abbiamo detto fino ad ora è vero!!!!

  10. Victor Arana scrive:

    Es cierto ,pienso que esta justizia que pregonan estos juidici son fuera de toda realidad,estadobutado fuera de casa dopo de 15anni ,con un mutuo da pagarex altre15 anni,con un stipendio que no arribo neanche a 900euro al mese,assg.per mio figlio ,y ogni giorno debo de pensardonde ir a pasar la note .-Sono un straniero que vive en Roma da 20anni tutto regulare fino a un anno fa.

  11. joseph scrive:

    Caro Max, Mi dispiace sentire la tua storia. (Anche se La Tua Storia è nelle grande linee ,UGUALE alle storie di altri padri separati .In pratica la tua storia è uno “stampo” ).
    Ti consiglio di vendere la casa anche se perderai molti soldi, ma Guadagnerai la LIBERTA’ e la tua salute .
    Inoltre c’è da insegnare e ripetere sempre ai nostri figli maschi di non sposarsi, e non impegnarsi mai in quella istituzione “artificiale e falsa” che noi chiamiamo “matrimonio”. Cosi Gli potremo salvare.

  12. Cristian scrive:

    Ciao Ragazzi….
    A malincuore mi associo alla maggior parte delle vs mail.
    io purtroppo ho una storia un pò diversa.
    ho una bimba di 4 anni, che da quando e nata lo sempre cudita io, e dorme regolarmente con me.
    sua mamma (se cosi si definisce) la vede al sabato, e con la scusa che lavora fa di tutto per non starci.
    nn e una palla, i suoi genitori non la vogliono nemmeno in casa questa donna, xchè hanno visto anche loro di come si comporta con la bimba.
    io ho rinunciato alla mia vita, ed in parte anche al mio lavoro, perchè avere una bimba piccola significa “viverci”, alla mattina devi svegliarla, lavarla, cambiarla, fargli fare colazione, ed insegnarli ogni volta che la porto all’asilo di essere una brava bimba e darmi soddisfazioni (morale mi libero x le 9.30/10 del mattino) quindi mattina ormai andata.
    per fortuna che ha i nonni materni, che la vanno a prendere all’uscita dell’asilo, ed io per le 19/20 me la vado a prendere e porto a casa.
    poi devi lavare la mia e la sua roba, stirare entrambe le cose, fai da mangiare, ecc….
    la mia separazione e dovuta anche a questo, ma l’apice era l’infedeltà di questa cosa che avevo sposato (un’offesa a tutto il gentil sesso).
    …………………………………….adesso vuole la casa, assegno di mantenimento x lei ed una lista di cose indefinite.
    MORALE: E’ questo sistema corrotto, che ha rovinato tutto, vuoi vedere che se la legge fosse equa le donne c penserebbero 2 volte prima d distruggere tutto , solo ed esclusivamente per i soldi ed il benessere (sempre che nn c siano casi seri).

    Ragazzi scusate lo sfogo, ma dobbiamo fare qualcosa, ma veramente qualcosa.

    un’abbraccio

    Cristian

  13. domenica scrive:

    Il mio compagno e’ in via di separazione da circa 4 anni.la casa data in comodato precario alla ex perche’ genitore affidatario di una ragazza di 16 anni.
    Un mutuo preso in banca per sopperire ai pagamenti degli avvocati e la piu completa disperazione nel sapere che per tutto questo tempo e ben piu’ di 5.000.00 euro spesi,non si e’ ancora arrivati ad una risposta.Se qualcuno di voi ha una simile esperienza,cioe’ di una causa in corso o risolta di restituzione della casa in comodato d’uso,vi prego di scrivermi.
    Sinceri saluti.

  14. giacomo scrive:

    mia moglie aveva una relazione che ho scoperto dopo che ha iniziato a “ripulire” il conto per pagare i debiti del suo amichetto. e’ uscita di casa comprando con soldi suoi un appartamento. siamo operai, ma aveva ereditato una sommetta anni fa. guadagno 1400 euro al mese, l’avvocato che dovrebbe gestire la separazione consensuale pretende che liquidi la meta’ dell’appartamento dove vivo (di proprieta’ al 50%) piu un assegno di mantenimento, arrivo ora a fatica a fine mese, cosa faro’ dopo. ok la sua proprieta’, ma possibile che l’avvocato (donna) non faccia altro che evidenziare le “difficolta’” di lei? ha fatto delle scelte, io le ho dovute subire. sono in balia di persone che non sanno cosa voglia dire prendersi delle responsabilita’

  15. daniela scrive:

    buon giorno….mi chiamo daniela, considerando che non lavoro, vorrei sapere se in caso di separazione accetto in sostituzione degli alimenti la casa coniugale in comodato d’uso a tempo determinato, nel momento del divorzio posso chiedere un’altra forma di mantenimento?

  16. Fiori scrive:

    di tutto quello che ho letto entra nel mio caso non vado oltre per il semplice motivo
    la giustizia in italia e un vero schifo i giudici danno tutto alle mogli e noi poveri padri dobbiamo vivere in miseria senza poter coccolare i nostri figli ho dovuto lascirli la casa
    tutto quello che ho costruito dico che è venuta ora di ribbellarci andiamo a Roma a manifestare che e ora che le cose cambino siamo stufi dei sopprusi chi ci guadagna sono gli avvocati e il resto e posisibile che in altri stati le cose siano diverse le leggi vengano applicate con giustizia e uguaglianza se permettete un padre incazzato e anche nonno cosa vogliamo fare restiamo al palo senza combattere siamo stufi di subire
    ingiustizie dove nei processi non ti lasciano parlare sei un delinquente imputato devi stare zitto e cornuto e mazziato devi pagare e basta qualcuno mi dia risposta io sono stanco di queste in giustizie continue verso gli uomini separati dobbiamo reagire a tutto questo ??????????????????????????????????????????????????????????????????????

  17. Tatiana scrive:

    Salve,
    non sono madre e non sono separata, ma ho una relazione con un uomo separato non ancora divorziato che sta lottando ormai da molti anni per raggiungere un accordo che ovviamente la moglie non prende.
    Non voglio entrare nei dettagli, il dolore che queste separazioni senza fine portano,
    nella vita di tutte le persone che direttamente e indirettamente gravitano intorno è LACERANTE. La legge dovrebbe iniziare a parlare di diritti umani senza discriminare: un uomo onesto che pur di non far mancare niente ai suoi figli accetta di “vivere” con poco è da prendere di esempio e non umiliarlo continuamente. Vergogna a chi si nutre del dolore altrui.

  18. Gabriele Poole scrive:

    Io credo che la soluzione tecnicamente ci sarebbe già nella legge 2006 che putroppo è rimasta nel vago permettendo a giudici di stravolgerla. Basterebbe che, in assenza di accordi diversi, si tenesse conto dell’assegnazione alla madre nella “regolazione dei rapporti economici” imponendo al genitore usufruttuario il versamento di una cifra al genitore estromesso pari all’affitto basato sui prezzi di mercato e la quota di proprietà. I padri dovrebbero usare quei soldi per prendere una residenza il piu’ possibile vicina a quella originale in modo che i figli possano stare con entrambi senza sbattersi troppo (io ho i bimbi al 50% e devo dire che con questo accorgimento sta funzionando benissimo, ma se fossi lontano sarebbe faticoso per loro e per noi).

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>