L'ANGOLO DELLO PSICOLOGO Chiedere aiuto, una risorsa preziosa Sappiamo che da un punto di vista psicologico, la separazione è sempre vissuta, dalla coppia, in maniera più o meno consapevole come un “lutto”, una perdita di quella consuetudine che caratterizza tutto il sistema familiare. Qualunque siano le cause che portano a una decisione così dolorosa, è necessario confrontarsi con il fallimento di un progetto nel quale si è investito sia emotivamente che materialmente. Un supporto psicologico, invece, può essere importante non solo per affrontare la sofferenza e la rabbia sperimentata in seguito all'interruzione di un legame, ma anche per promuovere capacità e risorse da impegnare nella realizzazione di un nuovo progetto di vita . Ascoltando l'esperienza personale e la reazione emotiva al divorzio e alla perdita incombente dei figli, un gruppo di padri “monitorati” a fini di ricerca, mostravano quasi universalmente un insieme di sintomi ricollegabili a depressione e disordine da stress post traumatico. Secondo il dott. Braver gli uomini incontrano più difficoltà nel riprendersi psicologicamente da un divorzio. Egli osserva che “molto spesso l'uomo si sente totalmente impotente perché non può fare niente per evitare la rottura del matrimonio.” “ I padri sono spesso ossessionati da ciò che sentono come un profondo pregiudizio contro di loro da parte dei tribunali e del sistema legale”, un pregiudizio che esiste di fatto, inclusa l'illazione che tutti i padri divorziati sono o diventeranno inadempienti. Ecco un elenco di fattori di stress comuni a tutti i padri divorziati, causati dal dolore della perdita dell'affetto coniugale e della convivenza con i figli. -le ulteriori difficoltà economiche delle spese legali e del mantenimento del nuovo domicilio. -l'associare, per punizione, l'attaccamento ai figli con ostilità o indifferenza verso l'ex-coniuge La maggior parte dei padri non affidatari continua a lottare anche a distanza di parecchi anni dal divorzio, nel tentativo di mantenere una qualche normalità nel rapporto con i figli, ma col passare del tempo quei padri arrivano a rendersi conto, realisticamente, che ciò che si è perduto è più di quel che si è conservato . Aumenta la sensazione di non poter più influire nella vita dei figli, e per molti di loro questa sensazione di impotenza si trasmette anche in altre aree della vita, come quella lavorativa: decade la motivazione al successo, la spinta e l'interesse nel proseguire e nello svolgere bene il proprio impiego. Chiaramente, il livello di stress è tanto più ampliato quanto più grande era il grado di coinvolgimento del padre nelle attività quotidiane dei figli e nel ruolo affettivo di genitore. Affrontare una separazione, gestire il ruolo di padre “da lontano”, lottare per vedersi garantiti i diritti minimi di un genitore richiede una forza e una calma interiore che difficilmente si può mantenere nel tempo senza l'aiuto di amici, familiari, o supporti emotivi. È indubbiamente vero che, a volte, il linguaggio della psicologia è complicato e che le teorie psicologiche vengono percepite distanti dal sentire comune. Spesso ci si arrende davanti al timore di iniziare una cura psicologica lunga, costosa ed inutile. In questo modo, però, si corre il rischio ancora più grande di fare scelte difficili e di dover prendere decisioni delicate proprio in un momento in cui non si è nelle condizioni adatte per farlo. La capacità di prendere atto della realtà esterna e di riuscire a cambiare adeguandosi ad essa è il miglior indice di buona salute e si riflette in due modi: cercando di raggiungere in modo diverso i propri obiettivi quando essi vengono ostacolati, oppure sapendo rinunciarvi senza avvertire il peso di un fallimento. Nonostante questo processo di autoconsapevolezza comporti un dispendio intenso di energie, la capacità di richiedere un supporto psicologico deve essere letto, in un' ottica lungimirante, come volontà di affidarsi ad un contributo prezioso per individuare margini di intervento di situazioni percepite come irrisolvibili. |
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