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ASSOCIAZIONE PADRI SEPARATI ©

 

 

 

 

L'ANGOLO DELLO PSICOLOGO

•  Chiedere aiuto, una risorsa preziosa

Sappiamo che da un punto di vista psicologico, la separazione è sempre vissuta, dalla coppia, in maniera più o meno consapevole come un “lutto”, una perdita di quella consuetudine che caratterizza tutto il sistema familiare. Qualunque siano le cause che portano a una decisione così dolorosa, è necessario confrontarsi con il fallimento di un progetto nel quale si è investito sia emotivamente che materialmente.
Una mancata elaborazione ed interiorizzazione di questo evento e l'incapacità o il rifiuto di prendere atto delle conseguenze che ne derivano porta, inevitabilmente, a vivere la separazione in maniera conflittuale: l'esigenza primaria sembra essere, infatti, quella di addossarsi reciprocamente la“colpa”.
La situazione si complica ulteriormente se consideriamo l' aspetto giuridico : dal momento in cui la conclusione di un legame affettivo viene sancita ufficialmente dal tribunale, si deve comunque rimanere legalmente uniti dal vincolo matrimoniale ancora per altri tre (lunghi) anni, prima di giungere ad una sentenza di divorzio. E' evidente la portata del peso psicologico che si deve sopportare, soprattutto se sopraggiungono e si consolidano nuove realtà affettive.
Purtroppo, una richiesta di aiuto esterno, come può essere un supporto psicologico, viene ancora oggi vissuta con disagio: nella maggior parte dei casi, le persone coinvolte in queste situazioni tendono a vedere gli interventi di questo tipo come un ulteriore motivo di sconfitta o, peggio, un doversi mettere in gioco, confrontarsi e cercare la comprensione dell'altro.

Un supporto psicologico, invece, può essere importante non solo per affrontare la sofferenza e la rabbia sperimentata in seguito all'interruzione di un legame, ma anche per promuovere capacità e risorse da impegnare nella realizzazione di un nuovo progetto di vita .
Un sostegno da un punto di vista emotivo e psicologico può aiutare ad affrontare il sentimento di sofferenza e frustrazione che si evidenzia prima della separazione, quando il rapporto di coppia continua a logorarsi progressivamente e il proprio equilibrio personale viene compromesso.
Credendo possa interessarvi, vi riporto alcune interessanti riflessioni di un noto psicologo americano Sanford Braver, esperto nella cosiddetta “Sindrome del Padre Sconfitto”.

Ascoltando l'esperienza personale e la reazione emotiva al divorzio e alla perdita incombente dei figli, un gruppo di padri “monitorati” a fini di ricerca, mostravano quasi universalmente un insieme di sintomi ricollegabili a depressione e disordine da stress post traumatico. Secondo il dott. Braver gli uomini incontrano più difficoltà nel riprendersi psicologicamente da un divorzio. Egli osserva che “molto spesso l'uomo si sente totalmente impotente perché non può fare niente per evitare la rottura del matrimonio.”

“ I padri sono spesso ossessionati da ciò che sentono come un profondo pregiudizio contro di loro da parte dei tribunali e del sistema legale”, un pregiudizio che esiste di fatto, inclusa l'illazione che tutti i padri divorziati sono o diventeranno inadempienti.

Ecco un elenco di fattori di stress comuni a tutti i padri divorziati, causati dal dolore della perdita dell'affetto coniugale e della convivenza con i figli.
-lo shock psicologico che si vive quando si apprende che il coniuge ha iniziato le pratiche di divorzio.
-il sentirsi impreparati davanti alla prospettiva di un divorzio e di una perdita incombente, comprese stabilità finanziaria e stile di vita.
-il grave trauma di chi è costretto a separarsi psicologicamente dal coniuge, mantenendo al tempo stesso il ruolo di genitore.
-la percezione di tradimento.
-il trauma psicologico di rifarsi una casa e una nuova vita.

-le ulteriori difficoltà economiche delle spese legali e del mantenimento del nuovo domicilio.
-l'inesorabile punizione che il sistema del diritto di famiglia riserva contro chi tenta di mantenere il ruolo di genitore durante una causa di divorzio
-la vergogna e l'indignazione che inesorabilmente accompagna le false accuse di abuso
-l'improvvisa e spesso inaspettata separazione dai figli
-la prolungata ed estenuante separazione dai propri figli
-le ripetute sconfitte processuali
-le ripetute accuse ed indagini di presunto abuso
-le ripetute negazioni delle visite stabilite dal tribunale
-il sabotaggio della relazione affettiva padre-figlio da parte della madre che detiene la custodia
-l'inefficacia, reale o presunta della rappresentanza legale
-la percezione di allontanamento della possibilità di condividere esperienze psicologiche e di vita con i figli

-l'associare, per punizione, l'attaccamento ai figli con ostilità o indifferenza verso l'ex-coniuge
-l'esaurimento fisico e psicologico indotto dagli inutili tentativi di sostenere il ruolo di padre
- la progressiva presa di coscienza che un padre non ha diritti da far valere in tribunale.

La maggior parte dei padri non affidatari continua a lottare anche a distanza di parecchi anni dal divorzio, nel tentativo di mantenere una qualche normalità nel rapporto con i figli, ma col passare del tempo quei padri arrivano a rendersi conto, realisticamente, che ciò che si è perduto è più di quel che si è conservato . Aumenta la sensazione di non poter più influire nella vita dei figli, e per molti di loro questa sensazione di impotenza si trasmette anche in altre aree della vita, come quella lavorativa: decade la motivazione al successo, la spinta e l'interesse nel proseguire e nello svolgere bene il proprio impiego.

Chiaramente, il livello di stress è tanto più ampliato quanto più grande era il grado di coinvolgimento del padre nelle attività quotidiane dei figli e nel ruolo affettivo di genitore. Affrontare una separazione, gestire il ruolo di padre “da lontano”, lottare per vedersi garantiti i diritti minimi di un genitore richiede una forza e una calma interiore che difficilmente si può mantenere nel tempo senza l'aiuto di amici, familiari, o supporti emotivi.

È indubbiamente vero che, a volte, il linguaggio della psicologia è complicato e che le teorie psicologiche vengono percepite distanti dal sentire comune. Spesso ci si arrende davanti al timore di iniziare una cura psicologica lunga, costosa ed inutile. In questo modo, però, si corre il rischio ancora più grande di fare scelte difficili e di dover prendere decisioni delicate proprio in un momento in cui non si è nelle condizioni adatte per farlo. La capacità di prendere atto della realtà esterna e di riuscire a cambiare adeguandosi ad essa è il miglior indice di buona salute e si riflette in due modi: cercando di raggiungere in modo diverso i propri obiettivi quando essi vengono ostacolati, oppure sapendo rinunciarvi senza avvertire il peso di un fallimento.

Nonostante questo processo di autoconsapevolezza comporti un dispendio intenso di energie, la capacità di richiedere un supporto psicologico deve essere letto, in un' ottica lungimirante, come volontà di affidarsi ad un contributo prezioso per individuare margini di intervento di situazioni percepite come irrisolvibili.

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