Buongiorno, volevo portarvi a conoscenza dell'incubo in cui sono sprofondato oramai da mesi e dal quale non so se e soprattutto come, ne uscirò. Sto scrivendo questa mail perchè oramai stanco, sfiduciato e deluso dal mio Paese nella speranza che qualcuno possa darmi delle risposte e soprattutto perchè" altri "non debbano affrontare un'esperienza così traumatica e umiliante. Sposato con una donna brasiliana nel 1999, dalla relazione nasceva nostro figlio Pedro (2003), l'anno successivo in sede di separazione il giudice stabiliva l'affidamento congiunto con amplissima frequentazione del minore da
parte del padre( di fatto passava più tempo con me che con la madre).Agli inizi di quest'anno in sede di divorzio ,in via eccezionale, e solamente per il viaggio già programmato dalla madre di mio figlio nel
proprio paese natale ," /il padre consente che il figlio Pedro trascorra con la madre due mesi consecutivi in Brasile" /allo scadere dei quali però lei mi ha comunicato che non avrebbe fatto più ritorno in Italia.
Immediatamente ho presentato istanza di rimpatrio(10 aprile) in base al TRATTATO DELL'AJA 1980 e dopo che il ministero di giustizia ha ritenuto che io avessi i requisiti per riottenere mio figlio, cautamente ottimista, sono stato in attesa di una risposta(tralascio la parte riguardante il viaggio per il compleanno di mio figlio in Brasile con processi in 12 giorni).Da profano di giurisprudenza, scorrendo i vari articoli del trattato che sostengono che "/desiderando proteggere il minore, a livello internazionale, contro gli effetti nocivi derivanti dal suo trasferimento o mancato rientro illecito, e stabilire procedure tese ad assicurare l'IMMEDIATO RIENTRO del minore nel proprio Stato di residenza abituale..." "gli stati contraenti dovranno avvalersi delle procedure d'urgenza a loro disposizione" "le autorità centrali devono cooperare reciprocamente e promuovere la cooperazione tra le autorità competenti nei loro rispettivi stati, al fine di assicurare l'IMMEDIATO rientro dei minori e conseguire gli altri obiettivi della Convenzione" "l'autorità centrale dello stato in cui si trova il minore prenderà o
farà prendere ogni adeguato provvedimento per assicurare la sua riconsegna volontaria" "le autorità giudiziarie o amministrative di ogni stato contraente devono PROCEDERE D'URGENZA per quanto riguarda il ritorno del minore" " qualora l'autorità giudiziaria o amministrativa richiesta non abbia deliberato entro un termine di SEI SETTIMANE dalla data d'inizio del procedimento il richiedente(o l'autorità centrale dello stato richiesto ), di sua iniziativa, o su richiesta dell'autorità centrale dello stato richiedente, può domandare una dichiarazione in cui
siano esposti i motivi del ritardo." / credevo che i tempi per il rimpatrio sarebbero stati ragionevolmente brevi e che soprattutto sarei stato appoggiato dal mio Paese perchè in fin dei conti la mia unica
colpa era stata quella di aver rispettato la sentenza di un Tribunale Italiano. Pia illusione, di fatto l'Italia se ne lava le mani e oltre alla prima richiesta ufficiale non si spinge. Mi è stato consigliato di rivolgermi ad avvocati sia in Italia che in brasile(cosa che ho fatto) ma sia i tempi (mesi se non anni)che i risultati sono incerti. Le innumerevoli e-mail al Presidente della Camera, ministro di Giustizia,degli Esteri , a deputati degli opposti schieramenti non per ottenere un trattamento di favore ma per avere un sostegno concreto dalle istituzioni ,non hanno ottenuto risposta alcuna. L'essere "padri" in Italia evidentemente è una discriminante e il dover tentare di ricomprare il proprio figlio illecitamente sottratto(50000 euro di spese legali per me sono un'enormità) è vergognoso e deprimente. E' frustrante il senso di impotenza da cui si viene assaliti quando la solidarietà , la comprensione e l'appoggio si limitano a frasi di circostanza. Se il mio Paese non è in grado di tutelare i propri cittadini in barba ai Trattati stipulati, sarebbe meglio se li mettesse almeno al corrente dei rischi che si corrono nel concedere i permessi di viaggio ai figli nati da matrimoni misti.
