Assegno alla ex moglie negato anche con disparità di reddito

APS/ marzo 25, 2018/ Cassazione, Sentenze Utili/ 0 comments

Cass. sent. n. 6663/18 del 16.03.2018

Viene ribadito quanto già detto con l’ormai storica sentenza del 10 maggio 2017 : il divorzio, facendo venir meno ogni legame tra gli ex coniugi, determina anche la cessazione dell’obbligo di mantenimento, salvo nel caso in cui il coniuge non abbia «mezzi adeguati» per mantenersi da solo o, comunque, sia nell’impossibilità di «procurarseli per ragioni oggettive» (ad esempio sopraggiunti limiti di età o infermità fisica).

La questione più importante su cui viene messo l’accento in questa occasione è che l’addio all’assegno per l’ex moglie scatta nonostante la disparità di reddito (nel caso di specie l’uomo aveva uno stipendio annuo di circa 30mila euro mentre la moglie uno di meno di 20mila euro). L’assegno di mantenimento non serve più a garantire lo «stesso tenore di vita di cui si godeva durante il matrimonio»: per cui chi era “povero” resta povero e chi è “ricco” resta ricco. E non importa che il primo si sia abituato a contare su una certa disponibilità di denaro durante il periodo della convivenza.

Certo, questo non vuol dire che la moglie non autosufficiente economicamente non abbia più diritto a farsi mantenere. Ma, per ottenere l’assegno divorzile, deve dimostrare di non poter trovare lavoro. Il che non si addice a chi è giovane e sana. «Giovane» vuol dire – secondo il ragionamento espresso in questi ultimi tempi dalla Cassazione – con meno di 50 anni; al di sopra di questa età invece si perde ogni contatto con il mondo del lavoro, specie per chi ha fatto la casalinga. «Sana» invece significa che non deve avere un’inabilità che non le consenta di lavorare. In queste condizioni, anche la donna disoccupata perché si è sempre occupata del ménage domestico e dei figli ha il dovere di trovare un lavoro e di non gravare sull’ex marito. Solo la dimostrazione di aver cercato invano un posto può salvarla dalla negazione dell’assegno divorzile.

Il mondo della famiglia sta cambiando. Il matrimonio non è più un’assicurazione sulla vita ma una scelta di responsabilità – come dicono i giudici stessi – di cui ci si deve assumere anche i rischi nel caso di fallimento. Proprio al pari di un’azienda. Se così non fosse, si avrebbe che il matrimonio sarebbe un espediente per molte donne che non hanno trovato un lavoro per farsi mantenere a vita da chi, invece, le ha sposate in buona fede.

Con o senza addebito, peraltro, le cose non cambiano visto che l’assegno di mantenimento e quello divorzile non sono una sanzione economica ma semplicemente una forma di sostegno a chi non può mantenersi da solo. Un sostegno ormai limitato nel tempo, visto che solo durante il tempo della separazione l’uomo ha l’obbligo di garantire alla donna lo stesso tenore di vita che aveva durante il matrimonio. Invece col divorzio, come detto, questo dovere cessa definitivamente. Ed allora, in quel caso, se la donna è già di per sé indipendente e può contare su una propria entrata dignitosa (mille euro al mese ha detto il tribunale di Milano) non può più accampare pretese dall’ex marito.

Niente assegno divorzile alla ex anche se durante il matrimonio si è prodigata per la cura e l’educazione dei figli, magari più del marito, dice oggi la Cassazione. E ciò perché oggi si richiede anzitutto la non autosufficienza economica per riconoscere il diritto all’assegno mensile.

Di conseguenza:anche in presenza di disparità di reddito, l’ex moglie deve dire addio all’assegno di mantenimento. Il che la dice lunga di come i tempi in cui gli uomini venivano privati della metà dello stipendio a causa di un matrimonio fallito siano ormai lontani..

da “La legge per tutti” e “Diritto.it”

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